Il Piano per l'Arte Contemporanea è stato previsto dall’art. 3 della legge n. 29, del 23.02.2001 ed è stato attivato per la prima volta in forma sperimentale nel 2002.
Il Piano rappresenta uno dei principali strumenti della nuova politica che il Ministero per i Beni e le Attività Culturali ha avviato per stimolare la creatività del presente e documentarne gli esiti più significativi. Il suo scopo è l'incremento del patrimonio pubblico d'arte contemporanea, ossia la crescita delle collezioni dei musei del territorio nazionale che operano in questo settore.
Viene predisposto dal Ministro per i Beni e le Attività Culturali, la gestione è assicurata dalla Direzione Generale per la qualità e la tutela del Paesaggio l'Architettura e l'Arte Contemporanee - Servizio arte, che si avvale della consulenza del Comitato tecnico scientifico per la qualità architettonica e urbana e per l’arte contemporanee.
La struttura del Piano prevede:
-Il Quadro Triennale, che ne costituisce il documento d’indirizzo, l’ambito di applicazione, gli obiettivi e i criteri generali, gli assi d’intervento e le procedure.
-Le Priorità annuali, che ne costituiscono lo strumento di adeguamento periodico, fissando le priorità, le quote di finanziamento da assegnare ai singoli assi d’intervento e le scadenze.
Sono oggetto del Piano le opere di artisti viventi o la cui esecuzione risalga a meno di 50 anni, compresi i prodotti della fotografia e del design industriale, i disegni e i modelli di architettura, che rivestono un interesse culturale tale da giustificarne l’acquisizione al patrimonio pubblico.
Concorrono all’incremento pubblico d’arte contemporanea, anche se in forma complementare, gli archivi di artisti, architetti, collezionisti, galleristi, i fondi fotografici, audiovisivi e in genere la documentazione che abbia diretta attinenza con questo patrimonio, ne accresca la conoscenza e ne favorisca lo studio. |