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Alighiero Boetti alla Biennale di Venezia |
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"Alighiero
Boetti. Niente da vedere niente da nascondere"
6 giugno • 4 novembre 2001
Inaugurazione giovedì 7 giugno 2001 - ore 13.00
Padiglione Venezia - Biennale di Venezia
Curatori della mostra: Anna Mattirolo con Massimo Mininni, Antonella
Soldaini con Diletta Borromeo |
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Archivio
Alighiero Boetti
Il riconoscimento dell'opera di Alighiero Boetti attraverso
una mostra che si svolge nel contesto della 49° edizione della Biennale
di Venezia in rappresentanza dell'Italia, costituisce per l'Archivio
Alighiero Boetti un importante momento di verifica e valorizzazione
della figura dell'artista e del lavoro di ricerca svolto sino ad oggi
per la diffusione e la conoscenza della sua attività.
In questo contesto siamo grati a tutte le persone che hanno contribuito
a fare sì che l'opera di Boetti venisse riconosciuta e apprezzata,
non solo in ambito nazionale ma anche in quello internazionale.
Agata Boetti, Caterina Boetti, Matteo Boetti
L'Archivio Alighiero Boetti, costituito nel dicembre 1994 a Roma in
Via delle Mantellate 16, intende tutelare e promuovere il lavoro dell'artista
in Italia e all'estero.
Svolge una attività di ricerca sulla vita e l'opera di Alighiero Boetti
e si occupa della schedatura e della catalogazione di tutta la sua
produzione artistica.
Attualmente l'Archivio è impegnato nella pubblicazione del primo catalogo
ragionato di Alighiero Boetti che riguarda il periodo che va dal 1964
al 1977, tramite un ampio lavoro di raccolta di tutta la documentazione
che ha coinvolto istituzioni museali, collezionisti privati, gallerie
e quanti hanno conosciuto Alighiero Boetti e hanno contribuito al
reperimento del materiale relativo al periodo.
L'Archivio raccoglie inoltre ogni informazione riguardante tutte le
opere dell'artista in vista della pubblicazione del secondo volume
del catalogo ragionato che comprenderà il periodo cha va dal 1978
al 1994.
L'Archivio ha collaborato alla cura e alla realizzazione di mostre
personali e collettive presso istituzioni nazionali e internazionali,
come la Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea di Torino nel
1996, il Museum für Moderne Kunst di Francoforte nel 1998 e la Whitechapel
Art Gallery di Londra nel 1999.
Archivio Alighiero Boetti
| Curatore scientifico |
Germano Celant |
| Curatore associato |
Antonella Soldaini |
| Responsabile della ricerca |
Diletta Borromeo |
| Membri onorari |
Agata Boetti
Caterina Boetti
Giordano Boetti
Matteo Boetti (Presidente) |
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Boetti esordisce nella seconda metà degli anni Sessanta. Dopo la prima
esposizione alla Galleria Christian Stein di Torino nel 1967, partecipa
alle manifestazioni del movimento 'Arte Povera', con un lavoro che
si distingue per la molteplicità di interessi e lo sperimentalismo
espressivo.
Autodidatta, l'artista è interessato alla cultura orientale e a diverse
discipline, come la filosofia e l'alchimia. Nell'ambito del Concettuale,
sviluppa un lavoro teso alla reinvenzione dei linguaggi, utilizzando
sistemi matematici e linguistici. Elabora operazioni costruttive elementari
(come le cataste di eternit nel 1966-67) e proposizioni tautologiche
(la vetrata trasparente Niente da vedere niente da nascondere nel
1969).
Dal 1968 attua lo sdoppiamento della propria figura di artista con
l'opera Gemelli: una cartolina postale dove si vede Boetti che tiene
per mano un altro se stesso, simile ma non identico, mentre camminano
in un viale alberato. Alla fine del 1972 si trasferisce a Roma e inizia
a firmarsi "Alighiero e Boetti". Il lavoro sul tema del doppio corrisponde
spesso alla realizzazione di opere e progetti con interventi esterni,
che coinvolgono una pratica anonima e collettiva.
Vengono dichiaratamente affidati a molteplici esecutori le carte ricoperte
di tratteggi a penna a biro, i ricami Mappa, riproducenti un planisfero
politico dove ogni nazione è indicata con i colori della propria bandiera
(realizzati dal 1971 in Afghanistan), altri tipi di ricami con lettere
che compongono testi in italiano e nella lingua afghana (farsi) o
con elementi figurali accostati l'uno all'altro fino a ricoprire l'intera
superficie della tela (Tutto).
Ai numerosi procedimenti che Boetti sperimenta, si affiancano spesso
il senso del gioco e la piacevolezza del colore. In un'intervista
al 'Corriere della Sera' del 19 gennaio 1992, parlando dei ricami
'Tutto', l'artista dichiara:"Per non creare gerarchie tra i colori
li uso tutti. Il mio problema infatti è di non fare scelte secondo
il mio gusto ma d'inventare sistemi che poi scelgono per me". |
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La
mostra
Lo spazio a disposizione nel Padiglione Venezia ha imposto alla mostra
un limite ma anche una direzione. E' infatti l'antologia di un'antologia,
che seguendo un criterio tipologico, procede per selezioni successive:
le serie più rappresentative dell'opera di Boetti e i lavori più rappresentativi
di ogni serie.
Il titolo 'Niente da vedere niente da nascondere'(citazione da un'opera
del 1969 evocata dal video presente in mostra), riassume, per antitesi,
il percorso espositivo, che, presentato sotto il segno del 'Niente',
inizia e termina sotto il segno del 'Tutto'.
Un Tutto è infatti l'opera che apre la mostra al centro del padiglione.
E' un arazzo ricamato in Pakistan da donne afghane nel 1989, ricapitolazione
dei contenuti dell'opera di Boetti nella quale si sommano, con tutti
i colori, tutte le forme e i concetti, ossia la totalità del mondo.
A sinistra dell'ingresso, Tubi P.V.C. esposto alla prima personale
dell'artista nel 1967 alla Galleria Stein di Torino, è considerato,
insieme con Senza Titolo e Legno e Ferro 8, fra i primi esempi di
'arte povera', caratterizzati dall'attenzione per la qualità fisica
del materiale.
Sul lato opposto, due Mappe evocano una fra le sue produzioni più
note: il mondo colorato dai 'giochi' del potere politico. L'esecuzione
dei ricami, demandata all'artigianato e alla tradizione afghane, segna
anche la prima apertura verso la cultura extra-europea, soprattutto
orientale.
" Il valore della Mappa ricamata, è per me il massimo della bellezza.
Per quel lavoro io non ho fatto niente, non ho scelto niente, nel
senso che: il mondo è fatto com'è non l'ho disegnato io, le bandiere
sono quello che sono e non le ho disegnate io, insomma io non ho fatto
niente assolutamente; quando emerge l'idea base, il concetto, tutto
il resto non è che da scegliere".
La serie dei Tappeti, presente con due esemplari, è l'ultima realizzazione
di Boetti prima della sua morte nel 1994. Quasi un testamento artistico,
che ritorna sui temi centrali del sistema segnico e della manualità
altrui.
Il grande lavoro Mettere al mondo il mondo è uno fra i più significativi
esempi della produzione a penna a biro. Il motivo-guida dei codici
si sviluppa qui secondo un sistema di lettere e segni di interpunzione
che consente di decifrare il titolo dell'opera. Chiudono la mostra
due importanti lavori scultorei, eseguiti rispettivamente all'inizio
e alla fine della sua carriera. Io che prendo il sole a Torino il
19 gennaio 1969 è composto da piccoli blocchi di cemento, modellati
con l'impronta della mano dell'artista e disposti secondo la sagoma
del suo corpo. Sul petto una farfalla. Nell'Autoritratto, ideato nel
1993, l'artista si presenta come uno sciamano che, con la propria
energia creativa, attiva un processo di trasformazione: il calore
sprigionato dal corpo fa evaporare l'acqua che, disperdendosi nell'aria,
ritorna a far parte del 'Tutto'.
Così la fine del percorso espositivo si ricollega al suo principio.
Ufficio stampa : 06.6761294 |
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Opere
esposte
Tubi P.V.C., 1966
materiale plastico
cm. 280 x 160 ø
Senza titolo, 1966 ca.
vernice industriale su legno e sughero
5 elementi, cm. 200 x 90 x 7 cad.
Legno e ferro 8, 1967
ferro e legno
cm. 7 x 160 ø
Gemelli, 1968
tecnica mista su carta; cartoline postali
cm. 15 x 10
Io che prendo il sole a Torino il 19 gennaio 1969, 1969
cemento a presa rapida, farfalla cavolaia
112 elementi, cm. 177 x 90
Strumento musicale, 1970
stampa fotografica in bianco e nero
cm. 50 x 60
Classifying the thousand longest rivers in the world, 1970-1977
2 esemplari, di cui uno con copertina ricamata
cm. 21,5 x 16,5 x 5,5
Mettere al mondo il mondo, 1972-1973
penna biro blu su carta
2 elementi, cm 158 x 242 cad.
Mappa, 1972-1973
ricamo
cm. 162 x 214
Insicuro noncurante, 1972-1975
tecnica mista su carta, edizione; cartella composta di 81 fogli
cm. 56 x 46 x 6
Mappa, 1979
ricamo
cm. 130 x 230
Tutto, 1989
ricamo
cm. 227 x 445
Autoritratto, concepito nel 1993, eseguito nel 1999
bronzo, sistema idraulico e dispositivo elettrico
cm. 205 x 90 x 60
(opera progettata per essere realizzata in 7 es. Gli esemplari n.1
n.2 sono stati realizzati nel 1993, i successivi sono stati eseguiti
postumi)
Senza titolo, 1994-1995
tappeto in lana e cotone
cm. 300 x 390
Senza titolo, 1994-1995
tappeto in lana e cotone
cm. 293 x 371
Verrà proiettato "Niente da vedere niente da nascondere", 1978
film sull'opera di Alighiero Boetti realizzato da Emidio Greco e prodotto
da Gisèle Oser.
16 mm., colore, durata 60' |
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Mappa, 1979
ricamo
cm. 130 x 230 |
Mappa, 1972-1973
ricamo
cm. 162 x 214 |
Tubi P.V.C., 1966
materiale plastico
cm. 280 x 160 ø |
Io che prendo il sole a Torino il 19 gennaio 1969, 1969
cemento a presa rapida, farfalla cavolaia
112 elementi, cm. 177 x 90 |
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